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“Le fate formiche” è un gioiello pregiato e raro nel panorama editoriale realizzato dalla pluripremiata autrice coreana Shin Sun-Mi. Giunto in Italia grazie alla casa editrice Topipittori l’albo illustrato racconta con uno stile incantevole la storia di un bambino che riceve le amorevoli cure della madre.

È mezzanotte e la febbre del fanciullo sta diminuendo. La mamma stanca si addormenta accanto a lui così accade la magia. Ecco sentire delle voci provenire dal cuscino e qualcosa di piccolo, microscopico si muove davanti allo sguardo stupito del bambino.

Si tratta delle fate-formiche, piccole creature gentili che si muovono con cautela e sembrano compiere una danza tradizionale, indossano dei graziosi kimono e con estrema delicatezza imboccano il bambino dandogli la medicina. Fanno piano per non svegliare la donna intenta a riposare sdraiata su un futon decorato elegantemente dove i capelli neri sono adagiati su un cuscino. Ad arricchire la scena un piccolo gatto rosso accoccolato fra le coperte.

Le fate formiche sembrano avere un gran da fare. C’è chi entra e chi esce da uno scrigno finchè da qui viene fuori un anello che le piccole creature donano al bambino svelando essere appartenuto alla madre. La narrazione conduce il lettore nel passato e le illustrazioni ci regalano l’immagine di una graziosa fanciulla dalle chiome raccolte in una lunghissima treccia decorata da un fiocco rosso. È la madre tornata bambina e l’incanto stupisce il lettore.

Il bambino non sa più se si tratta di un sogno o se invece è realtà ma in questo limbo dove tutto sembra mescolarsi tra passato e futuro, finzione e concretezza, un segreto sembra essersi svelato. Le fate formiche donano ad entrambi la magia dell’infanzia dove ogni cosa sembra essere possibile.

L’incantesimo della storia si manifesta in particolar modo nella narrazione, essenziale, breve, concisa, e nelle illustrazioni che rendono perfettamente il concetto di oblio. Il ritmo della storia è scandito da un equilibrio perfetto fra testo e immagini, tra parole e colori, tra essenzialità e ricchezza di dettagli. La sapienza qui manifestata sotto diversi piani linguistici e visivi si sprigiona nella perfezione di un racconto suggestivo e delicato, incantato e incantevole, dove lo spazio e il tempo non hanno confini.

Le tavole infatti minuziosamente illustrate rendono perfettamente l’idea del lavorio delle fate formiche che brulicano sulla scena con premura e veemenza. Trasportandoci nella bellezza dell’antica arte orientale, Shin Sun-Mi ci consegna una storia sulla capacità di aver cura dell’altro; sulla meraviglia delle cose apparentemente apparentemente insignificanti; su come alcuni oggetti possano acquisire un’anima; sulla sospensione del tempo e la necessità di non dimenticare; sul silenzio che custodisce lo stupore; sull’importanza del gioco come “anello di congiunzione” tra ciò che è stato e ciò che è.

 

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