Ci sono scrittrici che raccontano l’infanzia come promessa; altre come ferita. Inès Cagnati la racconta come esilio. Non l’esilio geografico soltanto – pure centrale nella sua biografia di figlia di immigrati italiani cresciuta nelle campagne francesi – ma quello più radicale: l’essere stranieri dentro la propria casa, dentro la lingua, perfino dentro il proprio nome. […]
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