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E’ stato definito un romanzo denso e visionario, un racconto per perdersi e ritrovarsi, un testo ricco di umorismo e poesia. “Il viaggio di Lea” è tutto questo e molto altro. Il libro scritto da Guia Risari e pubblicato da Einaudi Ragazzi è uno di quei lavori letterari che non possono mancare nella libreria di un buon lettore… di qualsiasi età.

Finalista della seconda edizione del Premio Strega per ragazzi nella categoria 11-15 anni, il romanzo impreziosito dalle illustrazioni di Iacopo Bruno è un capolavoro editoriale. Affrontando un argomento delicato e difficile com’è la perdita dei propri genitori, l’autrice riesce ad esprimere con estrema grazia stilistica il valore della vita, l’accettazione di una simile perdita, il coraggio di rialzarsi malgrado il terribile senso di angoscia che può attanagliare il cuore di una bambina.

A Lea, simpatica, graziosa, curiosa e sensibile bambina, è affidato il racconto di una storia che stupisce e commuove. Tra finzione e realtà è facile immedesimarsi nelle avventure della piccola protagonista che insieme al suo gatto parlante, Porfirio, lascia l’amato nonno per mettersi in viaggio e scoprire le contraddizioni di un’esistenza certamente impossibile da spiegare ma più facile d’amare.

Ed è stato proprio il nonno, il padre di Iseline, la mamma di Lea, a regalare alla sua nipotina un gatto che sembrava dimostrare lo stesso atteggiamento scostante della fanciulla. “Guariscilo dalla sua diffidenza e sarà tuo amico per sempre” dice Obes a Lea quando le regala Porfirio, un felino dal pelo rosso intenso con qualche striatura bianca sul muso, che si rivelerà in grado di accartocciare la malinconia e trovare buoni validi motivi per scacciare la tristezza.

Il nonno di Lea in gioventù costruiva carrozze di tutti i tipi e per tutte le esigenze. Si trattava di carrozze speciali perchè impreziosite dagli intarsi che Obes realizzava con amorevole cura. E a chi con superficialità gli diceva che era inutile soffermarsi su quei dettagli lui rispondeva “la bellezza serve eccome”.

La bellezza infatti è il filo conduttore di una storia che mette in risalto la meraviglia della vita nonostante le brutture, malgrado le sofferenze, a dispetto della sfiducia di Lea che dopo il distacco dai genitori, Iseline e Milo, non riesce a trovare un motivo valido per tornare ad essere serena.

“A che serve, nonno, essere felici, se dopo si sparisce? E con noi, la vita, i nostri progetti… E’ come se avessimo tutti una data di scadenza. E’ orribile. Io non ci sto!”

Ecco allora che Lea comprende come sia necessario cercare una risposta ai suoi interrogativi perché prima di arrendersi occorre mettersi in viaggio e placare quel senso di inquietudine che la accompagna da troppo tempo.

Lea non intende accettare soluzioni preconfezionate ma preferisce spezzare le catene dell’abitudine e dimostrare che non c’è limite al possibile: “Per combattere i fantasmi della memoria doveva mettersi alla prova, se necessario anche affrontare dei pericoli”.

Nel suo viaggio, bizzarro ed emozionante, Lea si rivela straordinaria nel mettere insieme i cocci di quella che si presenta come un’avventura unica che le consentirà di conoscere persone speciali le quali doneranno a lei e al suo gatto accoglienza, affetto, fiducia e soprattutto acute riflessioni, indispensabili per abbeverare quella sua assetata curiosità. Una serie di interrogativi che troveranno risposta negli incontri, nei dialoghi, nei sorrisi  negli abbracci.

Lea comprende come la morte sia necessaria perchè appartiene a tutto ciò che vive, si tratta di un evento che proprio perché inevitabile afferma l’unicità della vita.

Un’esistenza che vale la pena gustare pienamente anche se a volte ci regala sofferenze e dispiaceri, ma forse saranno proprio queste piccole piaghe ad aiutarci ad apprezzare la meraviglia del dono dell’esistenza.

One response

  1. Me piace molto.imparare l’italiano e e vero la lettura mi ayuta molto …grazie mille

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